Esiste un’assurdità che quasi ogni nuovo autore scopre prima o poi, ma che pochi dicono ad alta voce.
Le case editrici vogliono che tu sia un “prodotto finito”. Che tu abbia già un pubblico. Seguaci. Una piattaforma. Riconoscibilità. A volte persino statistiche – quante persone ti leggono già, quante ti apprezzano, quante sono pronte a premere “compra”.
E allo stesso tempo… tu sei la persona senza casa editrice.
È come essere invitati a cena solo se hai già mangiato.
Ed è qui che inizia il circolo strano, quasi comico: per essere notato, devi essere già stato notato da altri.
E se sei il tipo di scrittore che lavora in generi più rischiosi e intimi – non quelli “facili da vendere”, ma quelli che entrano sotto la pelle, che portano peso emotivo e filosofico, quello che chiami “LitPorno” – allora il paradosso diventa ancora più forte.
Perché questo tipo di scrittura non si vende con slogan. Si costruisce lentamente – nella fiducia, nella ripetizione e nella vulnerabilità. Non è un prodotto che puoi impacchettare prima che esista.
Ma il sistema spesso si aspetta proprio questo.
“Vieni da noi già affermato.”
E poi arriva il secondo livello dell’assurdo – quello finanziario.
Le case editrici prendono la quota più grande del libro. Non tu – l’autore che ha creato il mondo, la lingua, l’intimità, il rischio e la voce che ha portato tutta la storia da solo nella testa per mesi o anni, spesso costruendo anche il primo pubblico.
E questo viene venduto come una “normale distribuzione del rischio”.
Ma in realtà appare così:
Devi prima essere abbastanza forte da essere interessante.
Poi abbastanza debole da accettare le condizioni.
E qui emerge la parte più strana – non economica, ma psicologica.
L’autore inizia a pensare come un reparto marketing ancora prima di avere la possibilità di essere semplicemente autore. Calcola il pubblico, gli algoritmi, le nicchie, “come si venderà questo”. E lentamente ciò che era un impulso sincero diventa una strategia di prodotto.
Ma il “LitPorno”, nella sua essenza, fa il contrario: richiede onestà, anche quando è scomoda. Anche quando non vende bene. Anche quando non entra nei fogli di calcolo.
E nasce il paradosso:
Più la scrittura è vera, più è difficile che passi attraverso il sistema.
Più la rendi commerciale, più è facile che venga accettata.
Ma allora non è più la stessa scrittura.
E forse la cosa più assurda di tutte è questa: il sistema pretende allo stesso tempo che tu sia già pronto, e ti punisce per non essere stato accettato abbastanza presto da poterti diventare.
In questo senso lo scrittore non parte da zero. Parte sotto zero – deve prima dimostrare che qualcun altro lo ha già riconosciuto per poter essere riconosciuto.
Eppure si continua a scrivere.
Forse perché scrivere non inizia da una casa editrice o da una percentuale. Ma da quel momento silenzioso e testardo in cui semplicemente non puoi farne a meno – indipendentemente dal fatto che qualcuno creda già in te.