Non domando dal dolore, ma dalla meraviglia.
Come sono arrivata fin qui –
in un mondo pieno di persone, eppure senza nessuno che sia davvero con me?
Guardo intorno e vedo coppie, famiglie, gente che parla o semplicemente tace.
Ma di fronte a loro c’è sempre qualcuno – qualcuno che li vede.
A chi appartiene la solitudine?
Ai forti?
Ai coraggiosi?
Agli sciocchi, che ancora credono nella vicinanza umana?
A quelli che continuano a sentire, anche quando fa male?
Forse la solitudine non è uno stato, ma una forma di esistenza.
Un modo per l’anima di respirare.
La solitudine non è né ricompensa né punizione.
Semplicemente accade.
Quando non puoi più essere qualcun altro e hai scelto di essere te stessa.
Quando ogni incontro è una mancanza, e ogni vicinanza – un’illusione.
A volte sei sola perché non hai ancora trovato chi appartiene al tuo fianco.
Altre volte – perché vuoi fuggire da ciò che non è fatto per te.
E allora la solitudine diventa casa – quando il mondo chiede più di quanto possiamo dare,
o quando noi chiediamo più di quanto esso possa offrire.
Essere soli a volte significa essere liberi –
sentire la vita così com’è, senza maschere né compromessi.
E in questo silenzio, in questa casa, ritrovi te stessa.