„A qualsiasi punto della tua carriera, il critico nella tua testa può esprimere la sua opinione, ripetendoti che non hai abbastanza talento, che la tua idea non è abbastanza valida, che l’arte non è un investimento degno del tuo tempo, che il risultato non sarà accolto bene, che sei un fallimento.“
Perché dovrebbe essere umiliante!?
Perché è sempre a senso unico. E così, ti senti umiliato.
È come leccare il tuo gelato preferito attraverso un vetro.
Lo vedi: cremoso, splendido, promettente felicità.
I tuoi recettori si risvegliano, il cervello invia segnali: “Mmm, delizioso!”
Ma… non c’è sapore.
Non c’è nulla. Solo vetro e saliva sul vetro.
Un’illusione, stirata e patetica.
Vuoi avvicinarti, sfregare il naso contro la pelle morbida del suo collo.
E lo fai.
(Nella tua mente, ovviamente. Dove altrimenti?)
Scopri di aver chiuso gli occhi, e tutto ciò sta accadendo solo lì – nella tua testa.
Tutta la scena – corpo a corpo, respiro sulla pelle, quella risata spensierata di cui ti sei innamorato – è una produzione hollywoodiana completa (o una soap opera), con effetti speciali di mancanza.
Il budget è zero.
La sceneggiatura è dolorosamente solitaria.
Il regista sei tu stesso.
L’operatore è autoinganno.
Si dice che la coscienza non distingua tra immaginazione e realtà.
Forse.
Piuttosto, vivi in una realtà parallela.
Con un appartamento in affitto nell’illusione.
Ciò che può mostrarti in quale realtà ti trovi
è una schiena voltata.
Le parole dette per ferirti.
Il silenzio dopo ogni tentativo di dire “Ciao”.
(“Ciao” – una parola così piccola, ma suona come un tentativo di rianimazione su un corpo morto.)
E sì, allora quella voce appare nelle tue orecchie.
Non quella dolce che vorresti sentire.
Ma quella interiore, con la voce di una zia cattiva a un funerale:
– Non ti vuole.
– Non è per te.
– Ne hai avuto abbastanza di illusioni.
Vuoi zittirla, schiaffeggiarla e schiacciarla con la mano, come se stessi uccidendo una mosca sul vetro.
Perché sta rovinando la tua trama.
Sai che dice la verità – ma la affoghi nelle bugie, che forse, dopotutto…
Ma no.
La giovinezza non ti manda messaggi.
La vecchiaia non richiama.
La giovinezza ti passa accanto con le sneakers senza calzini e le risate negli occhi – e nemmeno ti nota.
La vecchiaia ti strappa l’ultimo pezzo di vestito dalla schiena – senza immaginazione, senza tenerezza, direttamente con i denti.
E tu stai lì – affamato, folle e innamorato –
con il viso premuto contro il vetro di qualcosa che non era mai destinato a te.
Ma almeno il gelato è bello.
E le calorie sono solo emotive.