I miei sogni arrivano sempre nudi.
Con una pelle che non esiste ancora, ma che sento sulla punta delle dita. Con un cuore che batte dentro di me prima di nascere fuori.
Li voglio.
Li voglio con la fame di labbra che non hanno ancora toccato. Con il tremore di un corpo che non è stato ancora amato.
Ho sempre desiderato accelerare il tempo.
Sognavo una scorciatoia. Sognavo che l’oggi fosse già domani. Sognavo che il futuro fosse adesso.
Qualche giorno fa mi sono imbattuta in una storia.
Un ragazzo di nome Pietro. Sorridente, buono, ma eternamente impaziente. Ricevette un gomitolo magico con un filo – la sua vita. E ogni volta che non gli piaceva il “qui”, tirava un po’ il filo d’oro per andare “là”. Saltava ore, poi anni, poi interi decenni. Finché un giorno scoprì di essere già vecchio, e la sua vita gli era scivolata tra le dita come acqua. Non aveva vissuto. Non aveva amato. Non era stato.
E allora mi sono sorpresa, inorridita: io sono Pietro.
Anch’io volevo strappare il giorno presente. Saltare la notte. Svegliarmi già “là” – dove tutto è compiuto.
Dove sono la donna che ha scritto, portato, fatto alzare in piedi il proprio mondo.
Dove il mio sogno non è un segreto, ma un fatto.
Ho immaginato quel filo – dorato, morbido, pericoloso.
Se lo tiro, il domani diventerà oggi. Se lo tiro forte, il libro mi aspetterà sullo scaffale. Ma con esso svanirebbero tutti i momenti in cui l’ho portato nel mio grembo – il dolore, l’eccitazione, la vergogna di desiderarlo così intensamente.
I nostri sogni non sono prodotti.
Sono amanti. Vogliono tempo, pelle contro pelle. Vogliono che tu li attenda con mani tremanti, che li nutra con l’insonnia, che li accarezzi con le parole finché non brucino. Vogliono accadere lentamente – con resistenza, con lacrime, con gemiti.
Ogni mio sogno di “saltare avanti” è un tirare il filo.
E io non voglio affrettarli.
Non voglio tirare il filo.
Voglio tessere – parola dopo parola, cellula dopo cellula. Lasciarlo pulsare dentro di me, farmi male, riempirmi.
E quando un giorno il sogno apparirà vivo davanti ai miei occhi, lo toccherò come una pelle che conosco da sempre, ancor prima di averla baciata.
E saprò: non l’ho saltato.
L’ho vissuto.
Fino in fondo.