2025-11-01

Episodio 9: Sui tacchi attraverso pagine di vetro

Episodio 9: Sui tacchi attraverso pagine di vetro

Alcune persone si innamorano degli uomini, altre… delle scarpe. Io, per mia sventura, mi sono innamorata delle parole.

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Alcune persone si innamorano degli uomini, altre… delle scarpe. Io, per mia sventura, mi sono innamorata delle parole. E, come in ogni relazione tossica, la scrittura alterna momenti di euforia orgasmica a lunghi periodi di postumi emotivi.

A volte mi sveglio sentendo che il mio manoscritto mi aspetta a letto come un amante di cattivo umore: freddo, silenzioso, inevitabile. Mi siedo di fronte a lui, mi verso un po’ di caffè e inizio il rituale: do tutto e lui non dà nulla. Solo pagine bianche e specchi in cui vedo la mia stessa insicurezza. Guardo fuori dalla finestra, come se mi aspettassi che un romantico si presentasse lì con un mazzo di rose rosse. Ma non c’è nessun mazzo… e nessuna parola scritta sulla pagina.

Essere uno scrittore è come avere appuntamenti con se stessi: imbarazzanti, lunghi, spesso deludenti. Nessuno può salvarti dal silenzio. Non c’è alcuna garanzia che un giorno qualcuno ti pubblicherà, ti amerà o ti leggerà. Eppure continui. Perché la verità è semplice: è più difficile non scrivere che scrivere. E perché non riesci a dormire, come dopo un orgasmo selvaggio, quando i pensieri girano nella testa e devono essere scritti.

Il mondo immagina gli scrittori come persone ispirate. La verità è che siamo persone testarde. Sopportiamo i rifiuti come cattive relazioni: spalmandoci la fonduta sulle contusioni, il rossetto sulle labbra, e torniamo di nuovo allo stesso amante: il testo.

E il percorso difficile? Non finisce mai. Impari solo a percorrerlo con i tacchi, con un passo come se fossi su una passerella di moda.

 

 

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