Lo scuolabus si è fermato in fondo al nostro vialetto, e io sono scesa con passi pesanti, come se portassi un enorme peso sulle spalle.
Sono entrata in casa e ho sbattuto la porta.
– Sofia! Perché sbatti la porta? – La voce della mamma arrivava dalla cucina, e il mio piede si è bloccato a mezz’aria prima ancora di toccare il gradino.
Sono rimasta immobile. Se non mi spiegavo, potevo dire addio al dolce.
Ho lasciato lo zaino sul pavimento e sono andata in cucina – il campo di battaglia.
– Cosa succede, tesoro? – ha chiesto la mamma con quel sorriso gentile che vuol sempre dire: „Ti aiuto, qualsiasi cosa sia.”
Ero abbastanza sicura che quel sorriso sarebbe sparito tra un attimo.
– Oggi la signora O’Neill mi ha punita.
– Perché? – La sua voce dolce era diventata aspra come un limone.
– Perché non ho usato il “modo corretto di parlare” durante la lezione.
La mamma ha alzato un sopracciglio.
– E cosa hai fatto esattamente?
– Ho detto che il problema alla lavagna era sbagliato.
– Nel mezzo della lezione?
– Sì! Volevo solo aiutare!
La mamma ha sospirato.
– Tesoro, c’è un modo per fare le cose…
– Sì, sì, lo so – „modo”, „ordine”, „regole”! – l’ho interrotta. – Perché ci sono regole per tutto? Perché i grandi le possono infrangere, ma i bambini no?
La mamma ha aperto la bocca, ma non ha detto nulla. Ha fatto una pausa, pensando.
Io aspettavo, pronta per la solita predica.
– A volte… forse hai ragione.
– Davvero? – ho chiesto, a braccia incrociate, fissandola con sospetto.
Sembrava che la prima regola avesse appena iniziato a vacillare.